Il richiamo a tale espressione è intenzionalmente voluta per elogiare gli esperti e gli operatori intervenuti, ma anche come attestazione di stima per tutti quei docenti che quotidianamente si ritrovano ad affrontare situazioni che scaturiscono da una profonda incapacità da parte dei giovani a comunicare.
La comunicazione, paradossalmente, appare - oggi più di ieri - difficile, poiché non scaturisce più dal reciproco scambio di pensieri, sentimenti ed opinioni, ma è spesso frastagliata da diversi ostacoli tra i quali spiccano l’omertà, l’isolamento, l’a-socialità.
Oggi, è facile “puntare il dito” nei confronti della scuola spesso “denudata” dal suo compito primario: la formazione intellettuale. In questa cornice il vero dilemma non è “l’analfabetismo”, ma la mancanza di “curiosità”, perché è la curiosità la vera essenza della cultura. Manca, in fondo, quel bagaglio culturale che parte dalla famiglia e si riverbera sulla scuola e, poi, sulla società.